Tra Esculapio e Giano bifronte, verso il convegno di settembre

Scomoda due dei della mitologia – Esculapio e Giano bifronte – il dottor Franco Fabbro per spiegare la dicotomia tra l'etica, la coscienza e i doveri professionali dei medici da una parte e le sempre più scarse risorse economiche disponibili dall'altra, che ne condizionano l'operato. Ed è proprio questo il tema principale che sarà sviscerato nel convegno Il potere sulla vita: etica o economia della cura? organizzato dall'Ordine dei Medici di Venezia sabato 19 settembre alla Scuola Grande di San Marco e dedicato alla memoria del dottor Antonio Lo Giudice (locandina e brochure in allegato). Proprio il dottor Fabbro spiega in questa intervista la lunga gestazione del convegno che parte da premesse filosofiche.

Dr. Fabbro: Il potere sulla vita. Filosofiche e non solo mediche le premesse del convegno. Come è nata questa idea?
L’idea è partita dalla dottoressa Ornella Mancin, uno dei consiglieri dell'Ordine dei medici di Venezia, e dall'allora presidente Maurizio Scassola. Io ho aderito con entusiasmo a questa inedita e auspicata apertura al mondo della filosofia e delle pratiche filosofiche. Che l’idea fosse quella giusta e che maturi fossero i tempi dell’incontro l’ha dimostrato la fecondità dei progetti scaturiti: due convegni a Venezia (a settembre ci sarà il terzo), la pubblicazione del volume di brani antologici Primum Philosophari, i mercoledì filosofici, i momenti conviviali. Era “scritto” che filosofia e medicina dovessero reincontrarsi a Venezia e percorrere un tratto di cammino assieme.

Lei ha partecipato ai mercoledì filosofici, cosa l’ha spinta?
Sono da sempre disponibile all’incontro, al confronto pacato, alla “autocritica”. Ho partecipato per molti anni ad un gruppo Balint centrato sulle problematiche del medico di famiglia, un’esperienza davvero bella e trasformativa. Ho detto sì senza tentennamenti ai mercoledì filosofici, curioso di vivere questa nuova esperienza e interessato a incontrare nuove persone - i filosofi - e soprattutto a sentire le loro parole.

Quali sono le analisi affrontate in quella sede, sotto il profilo medico?
Oggetto dei mercoledì filosofici non sono stati sicuramente dei casi clinici; ci siamo avventurati nel mare aperto delle riflessioni sulle motivazioni della scelta di fare il medico, sull’incontro con l’altro e con l’altro sofferente, sulle nostre difficoltà/sofferenze relazionali, sulle eccedenze di significato di certi atti/parole, sul potere del medico sulla vita e sulla morte, sull’ambivalenza dell’atto medico, abbiamo riflettuto su paternalismo, tecnicismo,empatia. Dei mercoledì filosofici ho apprezzato la fecondità dell’interscambio tra le parole/visioni dei filosofi e quelle dei medici. Spesso da un intervento di un medico o di un filosofo nascevano molti spunti per ulteriori riflessioni, come in un dilatarsi della conoscenza a centri concentrici. Pur stanchi della giornata - gli incontri avvenivano nel dopo cena o dopo il… salto della cena - c’era la reale voglia tra tutti i partecipanti di incontrarsi, di conoscersi e di ri-conoscersi.

Quali le conclusioni in quel tipo di analisi? Quanto è importante il confronto?
Dai mercoledì filosofici ognuno di noi ha portato a casa una cosa preziosissima: la consapevolezza che nessuno è autosufficiente o possiede la verità e che solo attraverso il confronto e la condivisione si può essere di aiuto a se stessi e agli altri.

Quanto pesano nella professione medica quotidiana etica ed economia della cura? Sono davvero in conflitto?
Esculapio, dio della medicina, da alcuni decenni è stato scalzato dal dio Giano bifronte che ha via via imposto la sua tavola delle leggi (Economia), condizionando in maniera soffocante il rapporto medico/paziente fino a snaturarlo. La libertà del medico è fasulla: tickets, note prescrittive, limitazione nel numero delle confezioni, rimborsabilità solo per gli esenti per patologia… Una geremiade senza fine. È l’Economia a farla da padrone, non se ne esce. E ci stiamo avviando lungo una pericolosa deriva, verso una medicina che offre tutto a tutti… I ricchi che possono permetterselo. E poco poco, il… giusto ai meno abbienti. Questo avviene in tutto il mondo occidentale, non solo in Italia. E in mezzo sta il medico, che deve mediare tra il bisogno/richiesta di salute del cittadino e Giano che dice: sì, sì, ti dò tutto, però questo nì, questo lo paghi, questo esame lo farai fra 8 mesi… I bilanci dell’azienda sanitaria sono in rosso…

Come si risolve questo conflitto?
Il medico continuerà a fare i salti mortali per rispondere al meglio alle richieste di cura/salvezza del cittadino, perché questa è la sua vera mission. Dall’altro lato Giano continuerà a dire: non posso, c’è un tetto di spesa da rispettare, questo sì però… Non oso pensare che sia così impudente da arrivare a dirci che questo è etico o non lo è . Un granello di speranza mi viene dal Convegno del 19 settembre sull’Etica ed economia della cura a Venezia: quando filosofi e medici incontreranno politici ed economisti. Un’occasione preziosa per far salire alto il nostro dissenso, la nostra forte riaffermazione dell’esistenza di un’etica di cura che non può più essere subordinata alle mutevoli vicende dell’Economia. Un deciso e chiaro messaggio al dio Giano che lo induca dapprima a una pausa di riflessione, poi a un cammino che oso sperare di conversione.

Dr. Franco Fabbro
Chiara Semenzato, giornalista collaboratrice OMCeO  Provincia di Venezia

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